Tra ripidi pendii, vallate più dolci, tra i castelli e i piccoli vigneti incastonati in un panorama unico, coesistono vigneti giovani con altri antichissimi, con altitudini, esposizione e terreni spesso molto diversi.
Quella di montagna è una viticoltura “di precisione”, che va condotta assecondando al meglio le esigenze di ogni piccolo appezzamento vitato. È anche una viticoltura che richiede un costante intervento manuale, viste le pendenze alle quali si lavora, spesso “estreme”.
Il viticoltore di montagna deve, forse più degli altri, conoscere e rispettare l’ambiente naturale e il territorio in cui vive.
E proprio per aiutare i viticoltori nel loro duro lavoro, nella scelta dei vitigni più adatti ad ogni terreno, nei trattamenti più mirati alle reali necessità, Cavit dal 2010 sta sviluppando il progetto Pica (Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola), uno studio intrapreso in collaborazione con MPA Solutions e i centri di ricerca di eccellenza del Trentino, Fondazione Edmund Mach (FEM) e Fondazione Bruno Kessler (FBK), volto a valorizzare al massimo il potenziale qualitativo di ogni vigna coltivata nei territori delle 11 cantine sociali aderenti a CAVIT.
Il progetto definisce anzitutto la scelta dei vitigni ideali in base ai parametri tecnico ambientali del territorio e prevede poi la realizzazione di un sistema d’avanguardia per permettere agli agronomi delle cantine e agli enologi di ricevere informazioni specifiche per ogni vigneto, relative alle diverse fasi di cura delle viti.
Condividi
sui social network